Come si calcola il costo CBAM: formula ed esempio per l'acciaio
Capire quanto costerà il CBAM non è complicato come sembra. Dietro i tecnicismi c’è una formula sola, con pochi ingredienti. La spieghiamo passo passo e la applichiamo a un esempio reale di acciaio.
La formula
Il costo CBAM dipende da quante emissioni del tuo prodotto sono davvero soggette a pagamento. Per ogni tonnellata di prodotto vale questa relazione:
quota soggetta = emissioni incorporate meno (benchmark per fattore di quote gratuite)
Il costo totale è poi:
costo = quota soggetta per tonnellate importate per prezzo del certificato
Vediamo cosa sono questi valori.
Le emissioni incorporate sono la CO2 emessa per produrre una tonnellata del prodotto, espresse in tonnellate di CO2 per tonnellata. Si usano i dati reali e verificati del fornitore oppure i valori di default pubblicati dall’UE.
Il benchmark è il valore di riferimento europeo per quel prodotto, cioè la parte di emissioni considerata inevitabile e quindi coperta dalle quote gratuite, che non si paga.
Il fattore di quote gratuite è la percentuale ancora riconosciuta gratuitamente nell’anno considerato: 97,5% nel 2026, in calo ogni anno fino allo zero nel 2034.
Il prezzo del certificato è agganciato all’ETS europeo. Per il primo trimestre 2026 è 75,36 euro per tonnellata di CO2.
Un esempio concreto
Prendiamo 1.000 tonnellate di acciaio prodotto da altoforno, con emissioni incorporate di 2,1 tonnellate di CO2 per tonnellata, un benchmark di 1,8 e un prezzo del certificato di 75 euro.
Nel 2026, con quote gratuite al 97,5%, la quota soggetta per tonnellata è: 2,1 meno (1,8 per 0,975), cioè 2,1 meno 1,755, uguale a 0,345 tonnellate di CO2.
Il costo per tonnellata di acciaio è quindi 0,345 per 75, circa 26 euro. Sull’intero carico di 1.000 tonnellate fa circa 26.000 euro.
La stessa importazione nel 2034, senza più quote gratuite, peserebbe sull’intero contenuto di carbonio: 2,1 per 75, cioè 157 euro a tonnellata, oltre sei volte tanto. È l’effetto del phase-in, e conviene capirlo adesso, non quando arriverà il conto.
Perché i dati del fornitore fanno la differenza
Nell’esempio abbiamo usato emissioni pari a 2,1. Se il tuo fornitore ti fornisse dati reali e verificati più bassi, la quota soggetta scenderebbe e con essa il costo. Al contrario, affidarsi ai valori di default, più prudenziali, spesso significa pagare di più. Per questo procurarsi i dati di emissione dei fornitori extra UE è una delle mosse che incidono di più sul costo finale.
Calcola il tuo caso
Questo è solo un esempio. Per una stima sul tuo prodotto, sul paese di origine e sui tuoi volumi puoi usare il calcolatore CBAM: inserisci pochi dati e ottieni il costo stimato, con i valori di default già precompilati.
Domande frequenti
Posso usare i valori di default invece dei dati del fornitore? Sì, ma sono più alti e di solito fanno pagare di più.
Il prezzo del certificato è fisso? No, lo pubblica la Commissione ogni trimestre e segue l’andamento dell’ETS.
Il calcolo è ufficiale? Una stima serve a orientarsi e a fare budget. Il dato di conformità richiede i dati verificati e il prezzo del certificato del periodo.
Fonti: Regolamento (UE) 2023/956; Regolamenti di esecuzione (UE) 2025/2547 (metodi di calcolo delle emissioni) e (UE) 2025/2621 (valori di default); prezzo dei certificati primo trimestre 2026.